La ricerca in microbiologia ha stabilito il ruolo decisivo, nell’insorgenza di diverse patologie in più sedi anatomiche, determinato dalla capacità di certe specie batteriche di organizzarsi nella struttura biologica denominata film batterico o, più comunemente, biofilm. Si definisce biofilm un conglomerato – omogeneo o eterogeneo – di specie batteriche in grado di aderire a una superficie biologica (ad esempio una valvola cardiaca) o non (un catetere vescicale) e di circondarsi di una matrice polimerica complessa, detta anche slime.

Il cavo orale, in tal senso, è uno degli esempi più validi, in quanto le due principali patologie che lo colpiscono, ovvero carie e malattia parodontale, vengono sostenute da un bioflm, ovverosia la placca.

Dato che lo slime rende la struttura impermeabile all’azione degli antibiotici, ad oggi, la modalità di controllo del biofilm equivale al debridement meccanico, che, nel caso dell’apparato stomatognatico, equivale allo spazzolamento manuale o automatizzato.

Collutori come agenti contro la formazione del biofilm

Per quanto riguarda invece l’uso dei collutori, si osservano alcune incongruenze tra evidenze scientifiche e attitudini cliniche. Per quanto riguarda questo secondo aspetto, infatti, si osserva una tendenza da parte dei pazienti all’autoprescrizione, in conseguenza forse di una errata conoscenza legata all’uso di prodotti il cui uso richiederebbe, preferibilmente, una più stretta sorveglianza da parte dei clinici (odontoiatra o igienista dentale).

Su questi presupposti, si consideri una interessante review, recentemente pubblicata dal gruppo di Takenaka su Japanese Dental Science Review. Al fine di garantire indicazioni cliniche strettamente basate sull’evidenza, l’autore ha esaminato esclusivamente revisioni sistematiche basate su trial clinici randomizzati, pubblicati tra il 2012 e il 2017. In un pool di 30 articoli giudicati pertinenti, gli autori hanno selezionato 8 systematic review incentrate sui 3 effetti principali indagatianti-gengivite, cariostaticoe, appunto, antibiofilm. A conclusione di questa breve trattazione, verrà considerato quest’ultimo ambito.

L’azione dei collutori sul film batterico è stata considerata da 6 delle 8 revisioni sistematiche portate al termine della review. L’agente maggiormente indagato risulta essere la clorexidina, seguita da oliessenziali e cloruro di cetilpiridinio. Si osserva una certa omogeneità nella struttura degli RCT, incentrati su pazienti affetti da gengivite di grado lieve, in trattamento quotidiano, per un follow-up che si attesta tendenzialmente sui 6 mesi. Seppur con indicazioni contrastanti, i primi due composti (e in misura minore il terzo) mostrano un significativo effetto di riduzione dell’accumulo della placca. Per quanto riguarda gli oli essenziali, si osserva una tendenza a manifestare gli effetti dopo un periodo d’uso maggiormente protratto rispetto ai 6 mesi.

Gli autori sottolineano comunque come al di là di queste evidenze, che pure supportano l’uso in ambito specialistico dei collutori nel controllo del film batterico, non si possa attualmente prescindere dal controllo meccanico – domiciliare e professionale – della placca. L’approccio chimico 
costituisce un adiuvante e risulta maggiormente efficace nella prevenzione del deposito di placca (nel rispetto del microbiota orale) più che nell’aggressione del biofilm già stabilizzato.

 

Please follow and like us:
Summary
Il biofilm può essere aggredito dai collutori?
Article Name
Il biofilm può essere aggredito dai collutori?
Description
Le due principali patologie che colpiscono il cavo orale, ovvero carie e malattia parodontale, vengono sostenute da un bioflm, ovverosia la placca.
Author
Publisher Name
DENTALPLUS
Publisher Logo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *