La diffusione e il consumo di stupefacenti costituisce una problematica socio-sanitaria rilevante, sia per le conseguenze nell’ambito della salute pubblica, sia per ciò che attiene al mercato illecito e al giro di affari che per le organizzazioni criminali ne deriva. Questa breve trattazione non ha comunque interesse a esprimersi sul quadro legislativo attualmente vigente. Si intende invece inquadrare l’argomento dal punto di vista clinico e, nello specifico, per quanto attiene alla salute orale. Si considererà peraltro la sola cannabis, sostanza già introdotta all’uso medicale in determinate condizioni.

A livello europeo, il report EMCDDA 2017 stima che 87.7 milioni di adulti (tra i 15 e i 64 anni), pari al 26.3% della popolazione di questa fascia d’età, abbiano sperimentato l’uso della cannabis (marijuana e hashish) nel corso della propria vita. In questo gruppo, 17.1 milioni (13.9%) di giovani (15-34 anni) avrebbero consumato cannabis nell’ultimo anno. Nel complesso, la cannabis si pone al primo posto fra le sostanze psicoattive illecite. I dati della Relazione annuale al Parlamento 2017 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia risultano superiori alla media europea. In tutta la fascia adulta, il 33.3% ha provato la sostanza nella vita (il 9.8% l’ha impiegata nel corso degli ultimi dodici mesi). Tra i giovani adulti, il dato del consumo nella vita sale al 42.5% e quello dell’ultimo anno al 22%. Il confronto con le rilevazioni precedenti rivela peraltro un trend di crescita.

Studio: correlazioni tra consumo di cannabis e patologie del cavo orale

Recentemente, uno studio brasiliano ha valutato, sul modello di quanto fatto in passato sulle sostanze legali, ovvero tabacco e alcool, l’impatto della cannabis sulla salute orale. Nella fattispecie, sono stati indagati l’indice epidemiologico DMFT (decayed filled missing teeth), il flusso salivare e le lesioni mucose. Alcuni risultati risentono dell’ambientazione della ricerca (va comunque osservato che anche in Brasile la cannabis risulta essere la sostanza psicoattiva illecita maggiormente diffusa) e soprattutto del che lo studio inserisca nel gruppo in esame anche soggetti consumatori di cocaina.

Già precedenti lavori, comunque, individuano nel consumo di tale sostanza un rischio per la salute orale. Alcuni riferiscono livelli più elevati proprio riguardanti l’indice DMFT oltre che l’indice di placca. Per quanto riguarda invece le patologie di natura displastica e neoplastica a carico delle mucose orali (cancro della lingua e dell’orofaringe), le evidenze non risultano ancora del tutto chiare e in parte addirittura contrastanti. La cannabis è stata infatti indagata sia come pro che come antitumorale. Le sigarette a base di marijuana contengono fino al doppio del contenuto di idrocarburi aromatici policiclici rispetto alle normali sigarette e il consumo abituale senza un filtro efficiente tende a implementare l’assunzione di tali sostanze. Dall’altra parte, lo studio di Marks e colleghi ha evidenziato un potenziale ruolo di downregolazione della risposta infiammatoria e di altri meccanismi trasformativi. In questo senso va indagato il probabile contestuale consumo di tabacco e alcool in questi pazienti.

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